

Centro Interdipartimentale di Ricerche Agro-Ambientali
Enrico Avanzi
Produzioni agricole
Il Centro "Enrico Avanzi” dispone di una superficie agricola utile totale di circa 700 ha rappresentata da seminativi con caratteristiche pedologiche, fisiche e chimiche molto disformi. Si tratta di terreni alluvionali formatisi per sedimentazione dell’acqua limacciosa dell’Arno, fenomeno che ha interessato maggiormente le zone umide più basse lasciando inalterate le dune sabbiose emergenti. Il risultato è un susseguirsi di terreni argillosi e di medio impasto che si alternano a terreni molto sabbiosi (con percentuali di silice che possono raggiungere anche il 98%) secondo un ordine che mal si addice alla gestione delle superfici agricole, a dispetto delle opere di sistemazione idraulica e superficiale realizzate nel tempo.
In questo ambiente sono stati studiati ed applicati sistemi colturali adatti al migliore sfruttamento delle risorse naturali, con interventi di tecnica colturale diversi in relazione al tipo di suolo agrario. Questa particolare situazione agropedologica ha determinato negli anni la necessità di dover far ricorso ad una complessa organizzazione della produzione agricola del Centro “Enrico Avanzi”, regalando a ricercatori, docenti e studenti, ed agli agricoltori del territorio litoraneo della Toscana centrale, una straordinaria palestra didattica e sperimentale. E’ bene ricordare infatti che l’intera Tenuta di Tombolo fu concessa nel 1963 in “uso gratuito e perpetuo” all’Università di Pisa per “scopi Didattici e Scientifici nel campo delle Scienze Agrarie” grazie ad una apposita legge fortemente voluta dall’allora Magnifico Rettore prof. Enrico Avanzi, agronomo al quale nei primi anni ottanta fu intitolato il Centro. Nel 2004 l’Ateneo pisano ha acquisito dal demanio dello Stato la piena proprietà per il perseguimento degli stessi scopi.
La primitiva impostazione produttiva, risalente al periodo che va dal 1970 alla fine degli anni ottanta, si basava, per le ragioni appena esposte, nonché per la realtà del marcato agricolo di riferimento, sulle seguenti direttive principali:
produzioni cerealicole industriali rappresentate da: frumento tenero e duro, orzo, segale ed avena per i cereali autunno-vernini e colza, girasole, mais, sorgo e più tardi barbabietola da zucchero e soia per le colture primaverili-estive.
produzioni foraggere per l’allevamento del bestiame allo stato brado, per gli ovini ed i bovini da carne, nella stalla all’americana per i bovini da latte. Le specie da foraggio erano: erba medica, trifoglio violetto ed alessandrino distribuiti un po’ su tutti i terreni, sulla nei suoli maggiormente argillosi. Sui terreni sabbiosi esclusivamente trifoglio incarnato precoce var. Tombolo (chiamato anche erba greca) di nostra costituzione.
Tale impostazione produttiva si è via via modificata in funzione dell’impostazione economico-organizzativa del Centro. L’attenzione al mercato non è venuta meno neppure quando la Politica Agricola Comunitaria (PAC) imposta dall’Europa agli stati membri a partire dal 1988, ha modificato profondamente la convenienza economica delle tradizionali impostazioni produttive.
Negli anni 2000/2002 presi come riferimento dalla nuova PAC, il Centro Avanzi ha maturato e quindi ne è divenuto titolare a tutti gli effetti, i seguenti “diritti” o “titoli”:
diritti “ordinari “ N° 561, per un valore medio attuale di € 255,85
diritti “di ritiro” o “speciali” N° 40, per un valore medio attuale di € 291,68
L’intera superficie corrispondente ai circa 700 ha di seminativi risulta oggi destinata alle seguenti utilizzazioni:
43 ha circa, sono interessati dalla misura ambientale 6.2 della PAC detta comunemente “set aside ventennale facoltativo”. Tale misura, alla quale sono stati destinati terreni sabbiosi marginali dove risultava sconveniente qualsiasi tipo di coltivazione, ci impegna a mantenere fuori dalla produzione la superficie interessata per venti anni
40 ha circa sono lasciati a “riposo” per il Set Aside Ordinario obbligatorio. Su tali terreni non possono essere praticate coltivazioni per la produzione di derrate alimentari, ma solo colture “no food” accompagnate da relativo contratto di coltivazione che ne certifichi il destino, o coltivazioni destinate alla produzione di energia
Il Centro dispone di una vasta area a SUD rappresentata dal corridoio compreso tra il canale navigabile dei Navicelli, la linea ferroviaria Pisa-Livorno e dalla striscia di terreno di proprietà della Provincia di Pisa. In questa zona, logisticamente molto disagiata, è concentrata la massima parte della superficie a “riposo ventennale” trattandosi spesso di suoli molto marginali attraversati nel senso della massima lunghezza dalla sede autostradale “Genova-Livorno”. In quest’ambito è stata riconfermata la vecchia vocazione agro-zootecnica (pastorizia, oggi esternalizzata), date anche le difficoltà dettate dalla nuova normativa in vigore per quanto attiene la circolazione stradale delle macchine agricole. Per le motivazioni appena esposte i seminativi liberi da impegni di riposo sono stati di recente dati in affitto all’impresa agro-zootecnica Ori per l’allevamento degli ovini. I terreni sono stati ceduti unitamente ai “diritti” loro collegati e quindi il canone di affitto è stato fissato al lordo degli importi corrispondenti. La stessa scelta è stata adottata anche per i terreni sabbiosi nelle zone di: Lamone, Scalbatraio, Arnino e Lama Larga (circa 176 ha).
La fascia di terreni ad EST della via Livornese (circa 100 ha) ha la seguente consistenza:
15 ha circa sono destinati a pineta per la produzione di pinoli
6 ha circa fanno parte di quelli destinati a set aside ventennale
10 ha risultano occupati e/o destinati dalla Facoltà di Medicina Veterinaria
2 ha circa occupati dall’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare)
67 ha circa sono rappresentati da seminativi
Si tratta di superfici quasi totalmente sabbiose con zone dove la sabbia raggiunge percentuali che rendono impossibile qualsiasi tipo di coltivazione. Negli ultimi anni, prima della PAC disaccoppiata tali superfici estremamente marginali (complessivamente circa una ventina di ettari) venivano destinate a S.A.U. e contemporaneamente, essendo accessibili e libere da colture, per lo spandimento dei liquami prodotti nell’allevamento bovino. In regime di PAC come quello attuale le scelte possibili erano:
non coltivare e mantenere pulito per non perdere i contributi maturati
affittare all’allevatore per produzione di foraggio invernale,con i “diritti “
spostare “i diritti” su altre superfici libere, e destinare tali terreni, che godono di una visibilità unica ed invidiabile, a coltivazioni più interessanti anche se non compatibili con il mantenimento dei contributi PAC
La scelta adottata è stata proprio quest’ultima, accogliendo una interessante proposta della ditta Bindi Pratopronto, (che, presente da decenni sul mercato nazionale e non solo), produce e commercializza rotoli di prato pronto per l’impianto sui campi da gioco, giardini, campi di golf ecc. Appare evidente l’importanza che questa coltivazione può avere anche per gli aspetti didattici e di ricerca, dal momento che presso il DAGA (Dipartimento di Agronomia e Gestione dell’Agro-ecositema) è presente l’unico Centro di Ricerca sui tappeti erbosi esistente in Italia. Motivi organizzativi e fiscali hanno obbligato la Direzione del Centro ad adottare la strada dell’affitto dei terreni (65 ha circa) unitamente al fabbricato denominato S.Guido alla stessa ditta Bindi Pratopronto, con sede ad Aprilia (Roma) che realizzerà in tale sito la sua piattaforma produttiva e commerciale del centro-nord . Il canone di affitto questa volta tiene conto del fatto che trattasi di attività “floro vivaistica” e quindi non compatibile con il regime PAC, e di coltivazioni di maggior pregio economico.
Al netto delle suddette superfici, che come abbiamo visto sono sottratte alla diretta coltivazione o perché affittate, o perché destinate alle diverse misure di “riposo”, od infine perché soggette ad altri e differenti usi, la superficie di seminativi oggi a disposizione e sulla quale organizzare la vera produzione agricola risulta essere intorno ai 350 ha.
Una parte consistente di seminativi (circa 70 ha) è destinata a coltivazioni di carattere sperimentale di pieno campo e parcellare. Tali terreni sono organizzati secondo “rotazioni “ o “avvicendamenti” che debbono necessariamente rispondere a logiche talvolta diverse da quelle strettamente aziendali, anche se nel redigere il piano di semina annuale sono assimilati agli altri seminativi.
La superficie direttamente utilizzata per l’attività agricola è rappresentata da terreni che vanno dal medio impasto al terreno più pesante con una buona percentuale di argilla. E’ sempre presente una certa quantità di limo che determina, a concentrazioni elevate, rischi di “compattamento”. Si tratta comunque di terreni buoni ed in qualche caso (specie lungo la golena dell’Arno) di suoli profondi e freschi con un discreto “franco di coltivazione” mantenuto tale dal presente sistema di bonifica. Su questi appezzamenti, con le opportune attenzioni, è possibile la coltivazione di qualsiasi specie tipica della fascia litoranea dell’Italia centrale tirrenica.
La linea produttiva che in questi ultimi anni è stata adottata e che condiziona di conseguenza buona parte delle altre scelte, è stata “dare priorità alla zootecnia” che prevede la produzione di latte alta qualità (quota produttiva di 6000 ql/anno). Alla fine degli anni novanta la Direzione del Centro, cogliendo anche le opportunità che derivavano dai regolamenti regionali circa il mantenimento di razze in via di estinzione, decise di aggiungere alla produzione del latte anche quella della carne e fu realizzato un allevamento di bovini di razza “Mucco Pisana” allo stato semi-brado, destinando al finissaggio in box i soggetti destinati all’ingrasso ed alla vendita. Per soddisfare le esigenze alimentari dei due allevamenti è stato necessario ristrutturare il piano di semina:
erba medica per la produzione di fieno 103 ha
mais da trinciato per la produzione di insilato 27.30 ha
triticale in miscela con Grano Tenero per trinciato integrale 19.20 ha
grano duro da seme e da pasta 105 ha
girasole 7.50 ha
favette da seme 12 ha
coltivazioni sperimentali circa 70 ha così suddivisi:
grano duro 27 ha
rinnovi (girasole, mais, sorgo, soia, colza, favette, ecc.) 40 ha
prove parcellari diverse 3 ha
Sono inoltre presenti coltivazioni che, almeno in prospettiva, rivestono un certo interesse sperimentale e produttivo:
pioppo per la produzione di biomassa da energia 7 ha
altre specie 3 ha
vigneto (nucleo di premoltiplicazione di materiale viticolo) 3 ha
Tra le foraggere l’erba medica occupa la maggior superficie perchè garantisce la produzione di foraggio qualunque sia il decorso stagionale, grazie all’adattamento al nostro ambiente. Essendo i nostri suoli idonei alla coltivazione della medica si effettuano tre tagli di fieno che spesso diventano quattro o cinque (i primi due/tre servono per gli allevamenti e tutto ciò che avanza può essere venduto in campo all’allevatore di ovini presente al Centro).
L’altra coltura che occupa una quota importante della superficie agricola è il grano duro. Questa presenza, oltre a rispondere ad un evidente motivo di corretta rotazione agraria, è determinata anche dalle seguenti considerazioni di carattere prettamente economico/organizzativo: l’ottanta per cento del frumento duro, praticamente tutto quello che segue nella rotazione i rinnovi, viene seminato su terreno sodo e senza ricevere concimazione di fondo in presemina. Evitare la concimazione di fondo significa spendere meno e snellire il lavoro in un momento in cui la tempestività dell’intervento è molto importante: infatti uno dei vantaggi che la semina diretta consente è proprio l’anticipo delle operazioni. La semina diretta dà ottimi risultati in termini produttivi e consente di ottenere livelli di peso secco della granella di grande soddisfazione, purchè la semina venga anticipata ed eseguita nelle migliori condizioni di “tempera “ del suolo.
Il cereale infatti ha dimostrato di avvalersi molto di più della fertilità residua dalla coltura che lo ha preceduto che non della concimazione ad esso dedicata in presemina, anche se eseguita precocemente. Questo fatto non comporta nessun rischio di abbassamento della fertilità del terreno se si opera all’interno di una rotazione dove le colture sarchiate ricevono una corretta concimazione e che vede presente il prato di erba medica. Ultimamente alcuni tentativi di semina diretta del cereale anche su prato di medica di 4/5 anni hanno dato sorprendenti risultati in termini produttivi. Questa particolare tecnica consente notevoli risparmi sui costi di produzione e fa sì che il grano duro resti l’unico cereale ancora capace di produrre reddito, nonostante alcuni elementi di costo risultino difficilmente comprimibili.
Tra le colture da insilato il Mais esige l’irrigazione durante il periodo estivo. La nostra superficie irrigua è limitata a circa 50 ha e deve ospitare anche le prove sperimentali che necessitano di acqua oltre a consentire un minimo di rotazione; questa, oltre ad essere giustificata da un punto di vista agronomico, consente di programmare lo spandimento di letame su quelle superfici consentendo una corretta gestione del materiale stivato in concimaia. La necessità di aumentare la superficie da destinare a colture da trinciato può essere coperta utilizzando cereali a paglia quali il Triticale con aggiunta di Grano Tenero. Queste colture, grazie al loro ciclo autunno-vernino non hanno bisogno di irrigazione e consentono di utilizzare con soddisfazione anche gli appezzamenti più sabbiosi.
Le colture sarchiate occupano superfici molto ridotte ed hanno il solo scopo di consentire una normale rotazione colturale. Sono limitate agli appezzamenti in grado di dare i più alti livelli produttivi, salvo quando non debbano rispondere a precise esigenze imposte dalla ricerca.
E’ possibile e conveniente coltivare mais, sorgo, favette ed orzo solo se l’Azienda riesce a trasformare tali prodotti in farine e queste in latte e carne. In questo modo si determina una serie di concomitanze favorevoli alla corretta gestione delle colture (perchè rimangono in piedi le necessarie rotazioni colturali), all’allevamento del bestiame (con risultati economici più positivi perché si abbattono considerevolmente i costi per l’acquisto di farine), alla tracciabililità dei prodotti da offrire al consumatore. Non va trascurata infine la notevole quantità di letame prodotto e distribuito nei diversi appezzamenti in occasione della loro periodica lavorazione con ribaltamento del terreno. A lungo andare questo fenomeno determina una importante riduzione della fertilizzazione chimica.