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Il pinolo
biologico
II pinolo è il
primo frutto per importanza produttiva che troviamo dentro il parco
regionale. Le chiome dei pini dominano dall'alto vasti appezzamenti
di un territorio che racchiude in sé sapori, colori e momenti
storici legali agli ambienti che lo caratterizzano E vero che il
pinolo cresce in umili ambienti, ma da sempre e stato considerato
elemento tanto nobile e genuino da fare storia e da essere ricordato
anche nella mitologia come frutto amato da Bacco. Già coltivato in
Oriente e in Occidente dai Romani, grandi estimatori della buona
tavola, il pinolo è simbolo di energia, evocando quell'immortalità
che proprio gli dei gli attribuirono per le sue caratteristiche
intrinseche. Nella storia si rinvengono testimonianze dell'utilizzo
del pino anche nel lontano Giappone: qui, il suo legno era
utilizzato per erigere tempi scintoisti. Passando attraverso epoche
storiche ed entrando a far parte di suggestive mitologie, il pinolo,
simbolo indiscusso di vari culti, si ritrova di giorni nostri quale
delizioso frutto da gustare e da impiegare in svariate preparazioni
alimentari. In tal senso il Parco Miglianno-S.Rossore-Massaciuccoli
ha rivisitato la sua antica produzione e ha studiato le
caratteristiche chimiche ed organolettiche per procedere alla
valorizzazione di questo prelibato prodotto. La produzione del
pinolo biologico oggi ha portato il parco non solo alla
commercializzazione di un prodotto sano, ma anche alla creazione di
dolci preparati artigianalmente da pasticceri il cui lavoro è
patrocinato dal parco stesso. Si tratta dunque di un progetto che ha
valore storico, umano, alimentare. In questo senso non appare strano
tornare indietro nel tempo per parlare in modo più approfondito
dell'origine del pino domestico. Il pino, dal bacino occidentale del
Mediterraneo, si diffuse successivamente in oriente trovando habitat
ideale in molte zone d'Italia; ma le sue vere origini sono avvolte
nel mistero; alcuni ricercatori fanno risalire il pino all'epoca
Quaternaria. In ogni caso la coltivazione del pino ebbe grande
espansione durante l'Impero Romano, e probabilmente ancor prima
durante iI periodo etrusco. Questo frutto veniva adorato per la sua
elegante bellezza, senza contare l'importanza che la pianta ebbe
sempre per la produzione di legname e per la raccolta della sua
resina. E' dal XVII secolo che furono introdotti nuovi impianti di
pino domestico dentro l'areale del parco; tali impianti vennero
realizzati anche per proteggere dai venti salsi le colture
retrostanti le spiagge, In seguito, a causa della spinta ad uno
sfruttamento sistematico degli ambienti, iniziò il processo di
trasformazione di molte aree in zone agrarie, con il conseguente
incremento degli impianti di pino da pinoli. Come accennato, è
l'Ottocento il secolo in cu le piante incrementarono sotto la spinta
della famiglia Salviati la quale, affidando a un tecnico forestale
di nome Keller la gestione del bosco, riuscì a costruire un impianto
di pino domestico in monocoltura, suddividendo la superficie in
"quadrati" regolari ben serviti da una fìtta rete di strade a maglia
regolare. La Tenuta Salviati legava alla coltivazione del pino
domestico la sua storia e il suo futuro, promuovendo cosi la
produzione del pinolo e contemporaneamente bonificando le aree
costiere ritenute causa principale del diffondersi della malaria.
Ancora oggi, nelle aree circostanti, a ricordare la storia passata e
le trasformazioni agricole e forestali, restano le strutture che un
tempo erano destinate alla lavorazione del pinolo. Ad esempio, la
Pinolaia a Migliarino, rappresenta uno degli edifìci che
testimoniano un antico periodo storico durante il quale Pisa,
maggior centro italiano per la produzione del pinolo, aveva legato
la sua immagine anche alla lavorazione di questo particolare
prodotto
La lavorazione
Come abbiamo
ricordalo in precedenza un tempo i pinoli venivano raccolti dalla
pianta da persone specialezate in questo tipo di lavoro. Ogni fase
del processo produttivo legato al pinolo seguiva un iter particolare
all'interno del parco. La raccolta dei pinoli rappresenta un
documento storico specifico che parla di squadre,di operai divisi in
scuotitori, coglitori, raccattini caricatori e barrocciai. La
scuotitura era la prima fase del lavoro e veniva realizzata da
novembre alla Primavera con uomini che si arrampicavano sugli alberi
e scuotevano i rami per far cadere le pigne. Subentravano poi i
raccattini e i ruscolatori che finivano il lavoro. Oggi la raccolta
avviene in modo più semplice e meno pericoloso, grazie a macchinari
specifici come le scuotitrici meccaniche che subentrano a tanta
parte del lavoro manuale a cui l'uomo era costretto. Come un tempo,
le pigne, dopo la scuotitura, vengono distese all'aria aperta ad
essiccare. Apertisi gli strobili, i pinoli, suddivisi per volume,
vengono puliti dalla polvere marrone che avvolge il loro guscio e
che è impiegata nell'industria alimentare come aromatizzante (in
Francia viene utilizzala per dare profumo a particolari tipologie di
pani). I pinoli sono dunque schiacciati con dei rulli e la mandorla
separata dal guscio per decantazione in vasche d'acqua salata.
Infine si ricorre alla ventilazione forzata per asportare la
pellicola rossastra che ricopre la mandorla, poi posta in essiccatoi
dove si raggiungono temperature di 90°C. Questa è la descrizione
della lavorazione del pinolo del parco, prodotto biologico che, in
quanto tale, non subisce alcun trattamento chimico ne stress
meccanico, e conserva cosi intatte le proprietà organolettiche e
nutrizionali "biologico" ai sensi del Reg. CE 1065/92).
Utilizzazione
II pinolo del
parco, unico per le sue caratteristiche, è stato scoperto come
elemento culinario di grande pregio in preparazioni sia dolci che
salate. Oggi viene adoperato per aromatizzare numerose ricette, come
il pesto di basilico (il parco si è gemellato con il Parco Nazionale
delle Cinque Terre per la produzione di un pesto che utilizza i
nostri pinoli biologici), oppure viene utilizzato per piatti a base
di selvaggina. Grande è l'importanza che il pinolo assume per il suo
impiego nell'industria dolciaria. E’ conosciuta in tutta laToscana
la "torta co’ bischeri", realizzata con canditi, coccolata e pinoli
e prodotta in diverse località del parco (San Piero, Migliarino,
Vecchiano). Il pinolo ha dato vita anche ad altre leccornie di
importanza locale come il "pasticcino Kirzica". questo dolcetto
racchiude una deliziosa base di pasta di pinoli con miele di
spiaggia, il tutto ricoperto da pinoli interi Altre ghiottonerie
sono il "cioccolatino
Migliarino", il
"cartuccino Lame di fuori" e il semifreddo alla crema di pinoli del
parco.
Da sottolineare
che il pinolo è perfino utilizzato nell'industria farmacologica, che
estrae dal pinolo un olio con proprietà balsamiche, espettoranti e
rinvigorenti.
Curiosità
Il pino nella
mitologia ha un valore ambientale e storico davvero importante. La
pianta, con la sua eleganza, simboleggia la potenza, vitale e
trasmette il senso di immortalità, visto che sopporta il freddo
invernale senza mutare il suo aspetto, mantenendo la sua chioma
verde in ogni stagione e in ogni tempo. Per questi aspetti sia
pianta che frutto non possono che restare impressi nelle memorie
storiche, geografichce e "alimentari". Come accennato, i Romani
attribuirono il pinolo a Bacco, dio della vegetazione e della
fertilità, mentre in Giappone il frutto comparve nelle cerimonie
nuziali, rappresentando la costanza dell'amore coniugale e la
perpetuità del genere umano. Plinio esaltava le proprietà del pinolo
come rinvigorente delle forze debilitate ed ottimo rimedio per
affezioni alle vie urinarie. Fin da tempi remoti i pinoli sono
considerati potenti afrodisiaci.Galeno, nel II secolo d.C.,
raccomandava agli uomini di bere, prima di coricarsi, un bicchiere
di miele con 20 mandorle e 100 pinoli.
da: Cristina
Cecchini e Luca Gorreri - I sapori del Parco (Felici Editore 2006)
Caratteristiche del frutto
Il pinolo proveniente da
Agricoltura Biologica Controllata del Parco Migliarino, S. Rossore,
Massaciuccoli si presenta di color giallo-chiaro, di sapore
gradevole, con polpa di consistenza pastosa ma non croccante,
aromatico con gusto leggermente resinoso. Ha una forma ovoide di
dimensioni (lunghezza e larghezza) intorno ai 14 e 5 mm
rispettivamente; peso medio ottenuto dalla media di dieci
misurazioni pari a 0.204±0.030 g.
L’olio ottenuto per
estrazione a freddo dei pinoli macinati si presenta di un colore
giallo-limone; la sua composizione in acidi grassi, in confronto con
quella di altre varietà commerciali di diversa provenienza, risulta
la seguente:
Composizione % in acidi grassi dell’olio ottenuto da varietà
commerciali di pinoli di varia provenienza.
|
PROVENIENZA |
C16 |
C18 |
C18\1 |
C18\2 |
C18\3 |
C20 |
n.d. |
C16-acido palmitico |
|
PISA |
6.46 |
3.29 |
38.10 |
47.38 |
0.72 |
0.52 |
- |
C18-acido stearico |
|
TURCHIA |
6.35 |
3.43 |
37.28 |
48.26 |
0.75 |
0.62 |
- |
C18\1-acido oleico |
|
PORTOGALLO |
6.26 |
3.88 |
38.71 |
46.32 |
0.76 |
0.65 |
- |
C18\2-acido
linoleico |
|
FRANCIA |
6.01 |
3.37 |
23.58 |
37.79 |
0.50 |
1.08 |
- |
C18\3-acido
linolenico |
|
CINA |
3.12 |
3.77 |
23.58 |
37.79 |
0.50 |
1.08 |
11.24 |
C20-acido arachidico |
|
|
|
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n.d. = non determinato
La qualità e la quantità
dell’olio contenuto nei pinoli sono da considerarsi due parametri di
valutazione del prodotto. Se si fa eccezione per i pinoli di
provenienza cinese, la cui resa in olio supera il 50%, tutti gli
altri ne contengono percentuali che oscillano tra il 32 e il 40% ad
eccezione dei pinoli raccolti nell’area pisana che, con il 42%,
hanno un contenuto di olio maggiore di tutti gli altri. L’olio dei
pinoli esaminati, e fra questi quello dei pinoli raccolti nell’area
pisana, per l’alto contenuto di acidi grassi insaturi, assume
notevole valore sia dal punto di vista alimentare che dietetico.
I composti volatili ottenuti
dai pinoli raccolti nell’area pisana per distillazione in corrente
di vapore e identificati per GC\MS, messi a confronto con quelli
ottenuti dai pinoli di altre provenienze sono riportati in tabella:
|
Costituenti |
% |
|
|
Pisa |
Turchia |
Portogallo |
Francia |
Cina |
|
a-pinene |
5,20 |
- |
4,41 |
- |
20,13 |
|
b-pinene |
- |
- |
- |
- |
7,22 |
|
limonene |
94,70 |
40,12 |
70,25 |
91,83 |
15,21 |
|
D3-carene |
- |
- |
- |
- |
2,28 |
|
p-cimene |
- |
24,43 |
12,41 |
- |
- |
|
b-cariofillene |
- |
12,35 |
10,15 |
8,18 |
- |
|
a-terpineolo |
- |
|
|
|
|
|
a-cedrene |
|
8,22 |
|
|
|
|
b-farnesene |
|
|
|
|
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Germacrene D |
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Dall’indagine sulla frazione
volatile risulta che, nella varietà pinoli-pisa, vi e’ un alto
contenuto in limonene a differenza di quanto si verifica nelle altre
varietà dove tale composto non raggiunge valori così elevati. Questo
composto partecipa in genere alla definizione delle note aromatiche
e profumate del prodotto.
da: Dati del
Prfessor Ivano Morelli, Dipartimento di
Chimica Bioorganica e Biofarmacia - Università di Pisa,
archivio Parco Regionale Migliarino - San Rossore -
Massaciuccoli |